Diario di viaggio – 4

Giovedì 11 – viaggio
Mi appresto a partire. Ho rivisto qualche nota dello scorso anno riproponendomi di vedere la situazione ad un anno di distanza. Mi sono documentato un poco facendomi l’idea di un paese (o forse di una zona) in rapida evoluzione, un poco come l’Italia del dopoguerra: noi allora con la vespa, la 500 ed il Fiat 691N loro ora con l’ape e la “statizzazione” che hanno messo un intero sistema in moto.
Mi riprometto al ritorno di parlarne con un nostalgico DOC, mio padre, che ha vissuto la fase della vita che include il passaggio all’età adulta proprio in quel periodo associando così 2 crescite parallele, e che ora guarda con un po di nostalgia quegli anni.

Vedo per la prima volta la compagna di avventura di quest’anno. Bene, a pelle è simpatica.
A Malpensa primo attimo di panico con aereo in ritardo e annuncio di “guasto tecnico”. A rischi la partenza… ma tutto finisce bene e si va.

Venerdì 12 – arrivo
Abbraccio con Paolo in aeroporto.
Dal paesaggio si vede immediatamente come nulla cambia (il traffico sempre caotico ed esagerato, forse peggio di un anno fa) e tutto cambia (gran fermento di cantieri, cementificazioni selvagge o quasi ovunque).
Primo passaggio dalla sartoria. Tutto OK, con grande accoglienza da parte di tutti. Discussione su cosa si dovrebbe fare per riuscire a vendere di più e rendersi autosufficienti. Servono degli sbocchi per la vendita ad iniziare da un negozio qui e su questo tema inizia il confronto tra idee diverse: si deve vendere a tutti o serve un negozio “etico” ? Tema difficile idee diverse ma sullo sfondo il concetto che etica e business non vanno spesso d’accordo.
Saluto alla sister, accogliente come sempre e piena di attività in corso più che mai. Come farà ? Come ha ottenuto tutti questi finanziamenti ?
E finalmente a jareya, con tanto di cena e, dopo quattro chiacchiere, un letto.

Sabato 13 – Jareya
Un sacco di lavori in corso, dalla nuovo edificio foresteria alla fattoria.
Un sacco di progetti, dalla palestra al teatro.
Anche i ragazzi, rispetto allo scorso anno sono in qualche modo cambiati: 3-4 di loro sono nuovi e in particolare alcuni di essi sembrano particolarmente svegli (Paolo ci spiegherà che alcuni si sono aggregati al gruppo dopo aver frequentato l’equivalente della nostra terza/quarta  superiore), sui “vecchi” si  percepisce una sorta di maturazione, specie nei più giovani che non sembrano più ragazzini in prova ma stanno  diventando, in questo loro lavoro, o, meglio, missione, adulti.
E qualcosa da fare anche per noi. Si inizia dal tetto dell’ingresso della foresteria, che a prima vista dovrebbe essere un gioco e poi non lo è proprio, almeno per dimensioni e pesi…
Discussione serale: quali direzioni prendere ? Etico, business, clientela target, cosa vendere, come vendere… Tante idee, tante parole, e tantissimo impegno di tutte le persone coinvolte. Basteranno per venirne fuori ?

Domenica 14 –Jareya
La giornata inizia tardi (saranno i postumi della serata precedete tirata per le lunghe con la partita Juventus-Napoli…) ma subito la discussione si fa intensa. Dobbiamo elaborare un “questionario” sulle strategie adottate e da adottarsi per far decollare la sartoria e le visioni (e di conseguenza le domande da porre) sono diverse. Alla fine comunque convergiamo su una soluzione equilibrata e condivisa.
Al pomeriggio ci si immerge nella “India degli indiani” con un giro al mercato: in Italia una cosa simile non potrebbe neppure essere ipotizzabile )basti pensare al ragazzo che brucia i peli rimasti sulla cotenna di un maiale macellato con la fiamma ossidrica), ma i profumi (o odori) diversi che si sentono ad ogni angolo oppure le sensazioni che trasmette la “cucina comune” in cui ognuno cucina quel che ha comprato a modo proprio ricordano immediatamente come si tratti di un qualcosa di unico.
Le stesse sensazioni le trasmette la passeggiata al villaggio, che ci costa una “quasi bruciatura” di un cosciotto di maiale; ma di nuovo ne è valsa la pena tanto più che il maiale è stato totalmente recuperato.

Lunedì 15 – sartoria
Dobbiamo consolidare un ordine per la spedizione di capi in Italia. Cosa ordinare ? Con quale gusto ? Italiano o indiano ? Lasciamo che sia lo stilista indiano a scegliere o diciamo noi cosa si vende in Italia ? Unica cosa certa che dopo una lunghissima giornata siamo solo a metà del lavoro. Il dialogo non è semplice, le incomprensioni vagano nell’aria e i gusti delle 2 culture sono completamente diversi. Ma certo ne verremo fuori.
Passaggio in segheria, per ordinare i travi del tetto della foresteria. Zona industriale con un sacco di traffico e, se tutto il mondo si muove velocemente, qui la velocità è folle. Stanno ricostruendo di tutto, ampliando, modificando alla velocità della luce: tra 10 anni nulla sarà più come oggi. Se sarà meglio non lo so proprio… Il rapporto tra le persone è diretto e “umano” (della serie questi travi non ci sono ma possiamo fare quest’altro), il rispetto reciproco pure )ci fanno vedere un contratto con la Costa d’Avorio per prelevare legname ritenendoci abbastanza colti per poterlo leggere in francese), la sicurezza sul lavoro è un optional (3 operai sul tetto a 15 metri che sembrano equilibristi sulla struttura in ferro), il boss dell’azienda quasi umano nel dialogo (offre addirittura caffè ed acqua).
Rientriamo abbastanza stanchi… appena usciti possiamo udire in diverse direzioni i cori dei musulmani in occasione del tramonto. Anche questa varietà è unica

Martedì 16: sartoria
Si parte con la discussione sul costo (delle rette per i) dei bimbi a scuola in città. I  dati ricevuti sembrano incomprensibili, vedremo.
Visita al mercato delle stoffe: più che un giro a far compere è un tuffo nel modi di vivere nella città indiana. Riusciamo a girare in 4/5 posti, la metà di quelli previsti, ma il risultato è comunque soddisfacente, come pure il pranzo seguente in un fast food (qualcosa di fast in India allora esiste ?).
A seguire visita al centro disabili di Harmu: anche qui il raffronto col 2015 è la prima cosa evidente. Situazione generalmente migliorata sia per il centro (nuova sede dei frati disponibile) e degli ospiti che appaiono più puliti ed in migliori condizioni generali; di certo l’ambiente rinnovato ha fatto in qualche modo del bene. E’ però altrettanto evidente la riduzione del numero di ospiti: il frate ci spiega che è un fenomeno dovuto a difficoltà momentanee (solo qui a Ranchi e a Calcutta vi è il problema) di “reclutamento” degli ospiti; il governo crea problemi sia per il loro prelievo dalle strade che per eventuali necessità di assistenza ospedaliera che nel caso di gestione delle sepolture. D’altra parte ribadiscono il principio di non voler prendere in carico persone disabili provenienti dalle rispettive famiglie, per le quali è preferibile fornire loro aiuto a domicilio evitando così “scaricamento” verso la comunità.
Qualche dubbio sul nuovo frate coordinatore del centro: perde il confronto con quello dell’anno precedente e non sembra troppo  “tagliato” per il lavoro cui è stato destinato…

Mercoledì 17
Ancora sartoria. Questa volta il bicchiere è mezzo pieno per l’efficienza dimostrata dalla nuova “segretaria”  nel gestire i lavori (campionario, inventari, gestione salari impeccabile), ma forse anche mezzo pieno per la lentezza con la quale procediamo con la manager. Arrivare a chiedere precisazioni millimetriche risulta talvolta davvero troppo da digerire. Sic est…
Visita a Xavier Dias col suo amico inglese. Una ora interessante di dialogo a chiusura della serata con una persona molto affabile che cerca di comunicare in modo comprensibile. Ha tante cose da raccontare sul quadro politico e soprattutto su quello ambientale ed internazionale. La sua disamina sulle miniere, sul nucleare in India sugli accordi internazionali con potenze che hanno formato accordi di non proliferazione, sugli affari di scambio tecnologico con la Russia e le iniziative di Obama è interessante anche se qualche passo sembra tratto da qualche film di spionaggio internazionale.
In ogni caso, se possibile, ci torneremo…

Giovedì 18
Sartoria… ad oltranza
Mi scoppia quasi la testa a gestire numeri e codici su fogli excel che si incrociano fino a far salire la nebbia agli occhi.
Certo l’uso del tempo potrebbe non essere propriamente ottimale, ma, a vedere positivo, tutto evolve nella direzione desiderata di una organizzazione civile ma efficace del lavoro. Esistono davvero degli indiano ordinati ? Forse si…
E poi splendido il gruppo qui nel salone, ad iniziare dal modo in cui ci rendono partecipi delle pause e spuntini quotidiano, dell’assaggio della torta di compleanno dei figli ecc.
Per sdebitarmi cercherò un pezzo di fil di ferro per appendere il cavo elettrico della taglierina di master taylor (masterchef come lo ho soprannominato…) che una volta o l’altra in un eccesso di ispirazione finirà avvinghiato nel cavo. Ma lui non pare minimamente preoccupato o infastidito da quel benedetto cavo.
Riunioni varie: tralasciamo, sta già tutto nei verbali ufficiali…

Venerdì 19
La giornata del previsto trasferimento a Kalangaguri (zona di Symdega), dove domenica si terrà un campus di screening medico per bambini, inizia con qualche difficoltà fin dalle prime ore: notte in balia delle zanzare che fanno si che al mattino, almeno i maschi, si tirino su dal letto dopo ore quasi totalmente insonni. Pirla, bastava usare le zanzariere…
Seppur con qualche ritardo si parte e, come per tutti gli spostamenti con le sorelle, il percorso viene “alleggerito” da soste per rifocillarsi, tanto da non gravare a livello di fatica.
Visitiamo alla partenza l’ospedale pubblico di Ranchi: sembra per un Europeo una struttura da dopoguerra, non fatiscente ne maleodorante, ma non certo pulita, cavi ovunque, barelle che ricordano tavoloni da mattatoio, al cui interno viene data la possibilità ai parenti di bivaccare in attesa degli orari di visita che rendono comunque la struttura brulicante e vitale.
Poco prima dell’arrivo visitiamo, con l’obiettivo di verificare la disponibilità di un medico per supportare il dispensario di Kalangaguri, un secondo ospedale, questa volta privato. Struttura bellissima, in vetro, con interni ed arredi nuovi, 4 acquari esagerati nel salone di ingresso ma… parcheggio vuoto, nel salone più uomini della sicurezza e personale interno che gente normale e poi non c’è nessuno o quasi! Insomma stavolta c’è l’ospedale moderno e funzionale e non ci sono i malati!!!
Parliamo col medico che sembra essere disponibile e con 2 managers, che a parole danno tutta la disponibilità della loro organizzazione, ma chissà cosa vorranno per la loro cattedrale nel deserto ? Come si potrà mai pensare di mandare in questo posto dei poveracci che non hanno occhi per piangere ? O peggio ancora, penseranno mica che potranno essere i finanziamenti dall’estero, a pagare i ricoveri dei poveracci nella loro struttura ?
Passiamo per pranzo dal Vescovo: accoglienza davvero grandiosa con un pranzo con abbondante varietà di verdure raccolte nel loro giardino (ci mancherebbe siamo in un venerdì di quaresima) e con una papaja decisamente gradevole e diversa da ciò che si trova in Italia. Che personaggio! Forse fare il vescovo non è così male…
Finiamo la giornata con un giro in campagna; evidente che la voglia di fare rappresenta la chiave per ottenere qualcosa in una zona di terreno fertile e con buona disponibilità di acqua. In mezzo ad ettari di campagna secca il campo delle sorelle è verde e col grano in piena crescita. Merito certo di una pompa e soprattutto di tanto impegno. Inutile chiedersi perché solo loro ce lo mettono. Ci sarebbero tante possibilità ma non vengono sfruttate, forse perché la natura già mette a disposizione il necessario. Quale è il giusto approccio ?

Sabato 20
Lungo giro, compreso lo sconfinamento nello stato confinante del Chattisgrahd (o come diavolo si scrive…)- Le strade sono, almeno nei primi 40 Km una odissea: sterrato, buchi. Ma soprattutto il completamento di un cantiere di fatto lungo 80 km per l’ampliamento di una strada, fino a poco fa ad una unica corsia (in cui anche incrociare un altro veicolo voleva dire mettere almeno 2 ruote sulla banchina) , che in qualche mese diventerà una strada di collegamento reale tra 2 stati confinanti. Il classico cantiere che da noi sarebbe durato anni e anni in poco più di un anno viene portato a termine grazie alla attivazione di 1000 cantieri paralleli (uni per ponte diciamo) che sembrano un imponente formicaio che, se visto dall’alto, ha trasformato tutta la foresta attorno alla strada in una immensa striscia di polvere marrone. Se ce ne fosse stato bisogno è un ulteriore simbolo di un mondo che cambia con una velocità impressionante, nel quale tra poco conviveranno strada a grande percorrenza e capanne di fango sul ciglio, col tetto cadente ma dotate di parabola per la TV satellitare e con immensi ripetitori telefonici ogni qualche km, ma di fatto nulla sarà più come prima.
Prima sosta nel terreno messo a disposizione dal vescovo alle sorelle per fabbricare un nuovo “centro di reclutamento” con scuola annessa. Di fronte esiste una scuola con 300 ragazzi gestita da frati, che visitiamo grazie alla loro ospitalità e al cui interno constatiamo la solita cronica mancanza di insegnanti disponibili. Poco oltre ce ne sono altre. Ho una strana sensazione: in una epoca di mancanza di vocazioni nel mondo occidentale quelle nel mondo orientali sono linfa insostituibile, visto anche il lavoro prezioso fatto da tutte le congregazioni, ben venga dunque lo riuscire a trovare nuove forze. Ma forse sarebbe altrettanto importante farlo in modo organico, con un progetto integrato e soprattutto per quanto riguarda il mondo della scuola (che resta certo una priorità assoluta) con un progetto in grado di dare degli standard educativi elevati  e di prim’ordine. Serve insomma formare anche un corpo insegnante che oggi mi pare essere sotto alcuni aspetti abbastanza carente…
Il resto della giornata scorre amenamente, andando a fare fotocopie per il campo di domani, con visita al barbiere, con pranzo in una “trattoria” lungo la strada… insomma riusciamo a concederci anche qualche momento di relax, prima di rientrare ormai al buio e dopo aver mangiato un sacco di polvere.

Domenica 21
Sveglia presto per la messa, tutta in hindi, visto che la funzione è pubblica. La cerimonia si tiene in una chiesa che di fatto è una grossa tettoia chiusa sui lati al cui interno trova posti una infinità di persone, specie se rapportate allo spazio disponibile. Solo una foto alla distesa di scarpe e ciabatte all’ingresso riesce a rendere l’idea di quante persone possano aver trovato posto sedute a terra all’interno. La funzione è lunga ma non noiosa, allietata da continui canti. Buona idea l’esserci venuti.
A seguire si parte col camp medico: l’arrivo a tarda ora dei medici e soprattutto quello in massa dei pazienti non facilita le cose; non siamo troppo organizzati e la folla prende il sopravvento trasformando l’atrio della struttura in un bivacco, mentre noi riusciamo a farci sopraffare dalla montagna di carte spesso illeggibile prodotte dal personale medico. E la tensione sale…
Alla fine tutto bene: chiudiamo certo tardi ma il risultato finale è più che lusinghiero visto che a passare sotto le grinfie dei medici sono circa 150 persone. Si può riprendere la strada del ritorno con una certa soddisfazione !
Viaggio, cena e rientro al villaggio per completare la giornata. Lunga e faticosa ma positiva.

Lunedì 22
Trascorriamo buona parte della giornata a Jareya, dedicandoci a lavori di ufficio. Un sacco di cosette da fare, quelle noiosissime ore davanti al video a guardare numeri, a sistemare documenti ed a cimentarsi con problematiche di  traduzione, con la sola variante che questa volta, oltre all’inglese, ci si pone anche qualche problema di traduzione in hindi…
Per il resto ci si dedica alla scuola, con la nostra presentazione ufficiale a tutti il corpo bambini/insegnanti schierati a piano terra; non è la prima volta eppure, come sempre sono momenti, di fronte a qualche centinaio di alunni che cantano e ci regalano i fiori, in cui un minimo di groppo alla gola sale. Ma alla fine ci si mette a scherzare e giocare con loro e poi non ci resta che fare da accompagnatori ai giri dello scuolabus nelle campagne della zona. 100 ragazzi circa per ognuno dei 3 carichi (ne notiamo 2 appollaiati sulla ruota di scorta) un rumore intenso ed allegro a porte aperte che raggiunge tutti i villaggi, attraversando tra l’altro un mercato di ambulanti sul ciglio della strada che sembra, vista la densità delle persone presenti ad un formicaio brulicante di attività, rumore, profumi, con l’autobus che a fatica riesce a farsi largo tra la folla.

Martedì 23
Visita al “bulu”. Ammetto, la curiosità del vedere le miniere (che sono alla base della ricchezza di questa regione), mi ha spinto a insistere nell’organizzare la visita odierna.
Il personaggio si presenta come un fiume in piena, con 1000 cose da raccontare e forse solo l’età riesce a scalfirne un minimo l’entusiasmo (ammette lui stesso di aver perso la voglia di lottare). Esordisce col concetto che “la cultura è come un virus” che si diffonde e del quale nessuno può riuscire a prevederne diffusione e conseguenze e certo esprime teorie abbastanza interessanti; la visita alle miniere del pomeriggio ci consentirà una verifica immediata su alcuni punti.
Dopo una carrellata di nozioni sulle teorie evoluzionistiche e sullo spostamento dell’uomo nel periodo preistorico (che lui ha seguito mediante l’osservazione della presenza delle razze canine in alcune zone), sulla pittura preistorica e sui suoi simbolismi, in particolare quelli relativi al ruolo materno e la visita al museo con le pitture degli indigeni si passa a discutere di ambiente e di innalzamento delle temperature.
Lui sostiene che la situazione è ormai talmente degenerata che tutto quel che si può fare è solo rallentare questa fase degenerativa, cercando di prendere tempo nella speranza che si palesino possibilità di soluzione al problema.
La visita nella zona delle miniere non fa altro che confermare questo scenario tetro: gli scavi a cielo aperto occupano superfici immense, la popolazione è stata sfrattata dalle campagne e trasferita per pochi soldi in “villaggi-condominio” nei quali ha progressivamente perso non solo il lavoro ma anche l’identità. Il tutto sotto una coltre di povere che riempie i polmoni rendendo l’aria irrespirabile.
Ci si trova di fronte ad uno scenario quasi apocalittico, e soprattutto alla sensazione che si tratta di un cambiamento irreversibile in una corsa inarrestabile verso il baratro e che nulla potrà tornare come prima.
Davvero difficile immaginare che il problema ambientale e del riscaldamento del pianeta possa avere una soluzione di fronte a questo quadro… ci sarebbe davvero molto su cui riflettere.
Chiudiamo la giornata con una squisita cena in famiglia a casa di Rina, la segretaria della scuola; con noi lei e famigliari sono davvero splendidi.

Mercoledì 24
Giornata di ordinaria amministrazione. Prima in sartoria per sistemare ancora alcuni dettagli dell’ordine: sfrutto qualche minuto per dare una mano ad una delle sarte con problemi di lubrificazione alla macchina per cucire (in difficoltà nello smontare il pezzo al cui interno entra l’ago riesco a svitare e pulire il tutto) e faccio un gancio per evitare che i cavi della taglierina e del ferro da stiro intralcino i lavori di master taylor. Nulla di particolare in 2 piccoli gesti, ma anche dalle piccole cose si capisce che è nato un certo feeling, e anche questo è uno dei risultati più importanti di questo viaggio.
A seguire giro per mercati e negozi dove provo a fare qualche piccolo acquisto da portare a casa, poi cena a jareya coi ragazzi, prima della nostra ultima notte nel campus.
Non capita nulla, e anche dalle cose più banali si inizia a capire che l’avventura sta per finire.

Giovedì 25
Iniziano i preparativi per il rientro.
Consegna dei regali, preparazione valigie, saluti vari… da Jareya alla città e poi via verso Calcutta
Le numerose testimonianze di affetto che riceviamo in tutta la giornata rappresentano il premio più bello che ci si possa aspettare: la certezza che qualcosa di buono lo stiamo facendo, e che viene apprezzato !

Venerdì 26
Calcutta. Ci arriviamo trascorrendo la notte nella mitica sleeping class dei treni indiani, che forse solo l’unico punto ed immutabile in un contesto in cui tutto cambia con una rapidità impressionante. La vernice delle inferriate ai finestrini, ragnatele comprese, è li dalla prima metà del secolo scorso…
Trascorriamo la giornata allegramente. Un giorno di ferie per chiudere questo soggiorno.
Non ci resta che una notte in albergo, il taxi fino all’aeroporto e poi dovremo pensare a rimettere pantaloni lunghi, togliere i sandali e, con un qualche rammarico, a ritornare alla vita di tutti i giorni.

 

Considerazioni seconda  settimana in India

Ripartiamo dalle note di qualche giorno fa (http://yatraweb.it/notizie/diario-di-viaggio/) per aggiornare le riflessioni fatte…
Gli spostamenti degli ultimi giorni hanno permesso di vedere realtà che stanno mostrando un elevato livello di dinamismo, con molte iniziative in corso e molte altre a venire-
Come spesso avviene in questo tipo di contesti è assolutamente necessario riflettere un attimo su quanto visto per ragionarci su con calma

Penso che vi siano alcune tematiche particolarmente importanti:
– La continuità della guida, la leadership sulle iniziative in corso, tenendo alto il testimone di questa corsa a staffetta che per definizione deve poter superare le single persone, i singoli momenti, i singoli aspetti trattati. In altre parole va garantito che quanto fin qui fatto possa essere duraturo nel tempo
– Il coordinamento delle 1000 iniziative in corso, che a volte rischiano pericolose sovrapposizioni e momenti di concorrenza reciproca
– La formazione di un gruppo di formatori adeguato, per consentire che le iniziative, in particolare quelle in campo culturale, non vadano a sbattere con la mediocrità. Non solo scuole (troppo facile), ma scuole di buon livello; non solo sartorie, ma sartorie in grado di produrre capi effettivamente collocabili sul mercato (possibilmente di buon livello qualitativo). Non solo lavoratori ma persone in grado di avere un carisma tale da riflettersi sugli altri coinvolgendoli, trasmettendo loro entusiasmo e voglia di crescere, contagiandoli positivamente
– Il rispetto dei fondamenti dell’esistere stesso di questa gente, e, più in generale dell’intera umanità. Loro non sono il nostro futuro e non lo possono essere: ognuno per quanto riguarda il proprio ambito (non solo gli indigeni indiani ma anche noi europei) deve avere gli strumenti per diventare artefice del proprio futuro, nel rispetto delle tradizioni, della storia, del mondo circostante, che sono beni comuni ed irrinunciabili

Lavorare per garantire un equilibrio tra questi aspetti è il reale obiettivo che, tutti assieme ed indipendentemente dalla razza, dal censo, dalla zona in cui si vive, ci si deve porre.

Inutile dilungarsi ancora…
Ringrazio, tutti, ad iniziare da Paolo (quale per primo, visto che ce ne sono 2 ?) per aver avuto l’opportunità di fare, una volta di più, qualcosa di utile ed importante che mi porterò dietro in modo indelebile.

A tutti voi la possibilità di leggere e, se ne avrete tempo e voglia, di giudicare.

Grazie ancora e ciao a tutti

Claudio

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